Ruderi
Chiesa di San Martino
(Tomba di Cassiodoro)
Questa piccola costruzione, insieme al Castrum, rappresenta la più importante testimonianza archeologica del promontorio di Stalettì, poiché costituisce ciò che resta del Monastero Vivariense fondato da Cassiodoro.
Da Copanello Alta, percorrendo dalla SS 106 la discesa di via San Martino fino all’attuale complesso Blu ’70, a metà tragitto sono visibili i resti riportati alla luce dell’antica Chiesa di San Martino, risalente al VI secolo.
La costruzione fu edificata su terreni appartenenti alla famiglia di Cassiodoro ed è identificata come parte della sua villa, inserita nel complesso del Monastero Vivariense, fondato nel 555 d.C., immediatamente dopo la guerra greco-gotica. Il monastero fu identificato nel 1938 da Pierre Courcelle.
Oggi il sito si presenta come un piccolo edificio di culto a navata unica, terminante con un’abside trichora; accanto si trova una sala trapezoidale, all’interno della quale è collocato un sarcofago in pietra con iscrizioni in greco, databile all’VIII secolo d.C., tradizionalmente identificato come la “Tomba di Cassiodoro”. Adiacenti alla navata si trovano inoltre alcuni ambienti rettangolari.
L’intervento archeologico del 1985 ha consentito di chiarire diversi aspetti relativi alle fasi successive alla fondazione del monastero. La chiesa venne edificata sopra strutture preesistenti, inglobando un’abside triconca che potrebbe essere appartenuta a un edificio termale connesso alla cosiddetta Villa degli Aurelii oppure a un mausoleo.
Esempi di monasteri insediati in villae della tarda Antichità sono ampiamente attestati sia in Calabria sia in altre regioni.
Nella sua configurazione originaria, risalente alla seconda metà del VI secolo, la chiesa — orientata est-ovest — era composta da una navata e da un coro, per una lunghezza complessiva di circa 15 × 5 metri; sul lato sud si affiancava un edificio rettangolare.
In seguito a una violenta devastazione, probabilmente collegata a un attacco longobardo della fine del VII secolo, che distrusse anche il sovrastante Castrum, nel corso dell’VIII secolo il complesso venne ricostruito ricalcando l’impianto precedente, ma con l’aggiunta di un ambiente quadrangolare sul lato meridionale dell’abside triconca.
In questa fase si registrò il reimpiego di laterizi romani, interi e frammentati, nelle murature; la sala laterale fu inoltre pavimentata con lastre di terracotta.
Proprio in tale ambiente fu rinvenuto il sarcofago inizialmente attribuito alla sepoltura di Cassiodoro: realizzato con lastre di trachite, presentava sul coperchio resti di iscrizioni graffite in lingua greca, contornate da piccole croci, mentre sulla testata era scolpita in rilievo una croce gigliata a bracci uguali.
Un’ulteriore fase di ricostruzione, generalmente datata al Medioevo, comportò un ampliamento verso nord e l’impiego di una tecnica edilizia differente.
Alla metà dell’XI secolo il monastero di Hagios Martinos de Stylax et Soubèration dipendeva dalla metropoli di Reggio; intorno al 1098, grazie a una donazione normanna, passò sotto la giurisdizione dell’Abbazia della Santissima Trinità di Mileto. Nel corso del XII secolo il monastero venne definitivamente abbandonato e la comunità monastica trasferita nel vicino complesso di Santa Maria de Vetere a Squillace