Il Castrum

Dal punto in cui si trova la torretta, guardando verso sud, si possono osservare possenti mura in rovina e, agli estremi dei due lati, i resti di due torri quadrangolari a forma di U. Queste torri aperte risalgono al periodo bizantino e sono attribuite al “Castrum quod Scillacium dicitur”, noto anche come Castello di Cassiodoro, un centro fortificato del VI-VII secolo d.C. Dopo la guerra greco-gotica del VI secolo, i Bizantini scelsero questo sito per rifondare la città di Scolacium.

Il complesso sorge su un promontorio in posizione strategica, da cui domina l’intero arco del Golfo di Squillace. Qui venne realizzato un modello urbanistico simile a quello presente in altre aree dell’Impero bizantino: un insediamento roccioso difeso da pendii scoscesi e protetto da un muro di cinta, rafforzato da torri sul lato nord.

La cinta muraria era intervallata da due torri a U, tipiche dell’architettura giustinianea, realizzate con materiali di reimpiego e strutture murarie preesistenti. Alla fine del VII secolo, probabilmente a seguito di un assedio longobardo, il Castrum subì una prima distruzione. Nel corso dell’VIII secolo, con la riconquista bizantina, la basilica e il sistema difensivo furono ristrutturati. Successivamente, nuove fasi di ricostruzione interessarono il muro di cinta e alcune torri, confermando il carattere prevalentemente militare del sito.
Le indagini archeologiche e il confronto con realtà orientali come Dara, Resafa e Palmira hanno permesso agli studiosi di interpretare il Castrum di Santa Maria del Mare come un modello tipico di insediamento urbano proto-bizantino. Le fonti storiche indicano quasi certamente questo sito come il Castrum quod Scillacium dicitur, citato da Gregorio Magno nelle sue Epistole.
Nel 1986 il sito si presentava come una piattaforma aperta sovrastante il mare, sulla quale si ergeva l’antico e diruto casale della Baronessa Marincola, oggi parte dell’Azienda Agricola Gatti, immerso in un uliveto e circondato da strutture agricole come il frantoio, la porcellina e la modesta dimora del colono.
Il Castrum è stato oggetto di tredici campagne di scavo, dirette dall’archeologa francese Ghislaine Noyé e finanziate dalla Sovrintendenza Archeologica della Calabria. Tra le scoperte, spicca una grotta lunga circa 200 metri, larga meno di un metro e alta un metro e mezzo, situata lungo il Burrone Lamia e proseguente fino a località Lucerta.

I video qui di seguito riportati sono riferiti ad una grotta lunga circa 200 metri larga meno di un metro ed alta non più di un metro e mezzo. Questa grotta in area Castrum si trova lungo il Burrone Lamia in localita' Santa Maria del Mare e prosegue fino a località Lucerta.

Il promontorio su cui sorge il Castrum si affaccia sullo scosceso burrone Vulcano, dove numerose grotte eremitiche testimoniano l’attività degli anacoreti. L’area del sito si estende per oltre quattro ettari e, dal punto di vista urbanistico, si articolava in un’acropoli e in un quartiere basso. L’acropoli, situata sulla sommità della collina, comprende due piattaforme elevate unite da una sella, mentre il quartiere basso coincide con l’area dell’attuale Villaggio Turistico Calabria Mare, dove si trova la Chiesa di Santa Maria del Mare.
Sia l’acropoli sia il quartiere basso erano protetti da un muro di cinta che, nel tratto meno difeso naturalmente, si presentava come un potente muro di sbarramento. Sul lato settentrionale, la cinta era intervallata da cinque torri: quattro a U e una quadrata risalente al periodo greco, due delle quali proteggevano l’ingresso principale alla città. Diverse posterulae consentivano ulteriori accessi pedonali.
All’interno di due torri sono stati rinvenuti resti di ordigni simili a bombe a mano, riempiti con “fuoco greco”, la miscela incendiaria utilizzata contro i nemici.
Il Castrum è visitabile previa autorizzazione, essendo parte dell’Azienda Agricola Tenuta Gatti.