Chiesetta Bizantina di Panaja

In località Panaja, alle spalle della spiaggia di Caminia e immediatamente a sud del promontorio di Santa Maria del Mare, in un’area compresa tra il lido di Caminia e il “Piano Sanguinario”, a nord della foce del torrente Grizzo, già nel 1929 furono rinvenuti i resti di un antico porto, quasi certamente funzionale al Castrum bizantino.
Diversi rinvenimenti architettonici e materiali attestano la frequentazione dell’area dalla tarda Antichità fino all’epoca bizantina. 
Nel 1991 un’indagine scientifica d’emergenza consentì di individuare una piccola abside semicilindrica orientata a nord-est, impostata su un precedente muro di grande spessore (circa 1,50 m).
Il muro era costituito da blocchi di granito locale e tegole medievali, cementati con malta compatta. La struttura, il cui ambito cronologico è attribuibile all’età medievale o altomedievale, è stata in parte distrutta nel tempo a causa del crollo di un masso.
L’ipotesi avanzata dagli studiosi è che questi ruderi possano appartenere a un luogo di culto dedicato alla Madonna, come frequentemente attestato nella regione.
 
Si presume, infatti, che la chiesetta facesse parte dei possedimenti del monastero di San Martino, donati nella seconda metà dell’XI secolo da Ruggero I di Sicilia all’Abbazia della Santissima Trinità di Mileto. Essa potrebbe essere identificata con la chiesa di Santa Maria de Tavermonte in Montauro, donata dalla stessa abbazia della Trinità al vescovo di Mileto nel 1181.
 
Secondo diversi studiosi, questo edificio coinciderebbe con la Santa Maria di Panagia, ancora elencata nel 1310 tra le chiese della diocesi.
Il toponimo “Panaja” e la presenza, nelle vicinanze, di una sorgente omonima sembrano avvalorare tale identificazione.