Chiesa Madre

Tra le principali opere architettonico-religiose del centro storico di Stalettì si annoverano oggi i resti della Chiesa Madre, risalente al XV secolo e dedicata a Santa Maria del Suffragio.
La costruzione sembra far parte di un più ampio sistema militare, configurandosi come presidio difensivo lungo una delle principali vie di accesso all’abitato, la “Via Grande”, che conduce fino al mare. L’edificio versa oggi in stato di rudere: la struttura fu gravemente danneggiata da eventi sismici, in particolare dal terremoto del 1783, e successivamente da quello del 1832.
Nell’impianto originario era una piccola chiesa che ebbe un ruolo rilevante tra il XVII e il XVIII secolo. Dopo il devastante sisma del 1783 fu ricostruita e ampliata grazie all’intervento della Cassa Sacra.
La chiesa, preceduta da un ampio atrio con arcate a tutto sesto sul lato nord, presenta una singolare pianta trapezoidale. L’intero perimetro è delimitato da muri di cinta di altezza irregolare, a causa dei numerosi crolli, che disegnano uno spazio interno nel quale sono ancora visibili consistenti ruderi.
Sul lato ovest, l’ingresso è impreziosito da un elegante portale in arenaria del tardo Cinquecento, dal caldo colore ambrato. Il portale è composto da semicolonne poggianti su alti plinti, sormontate da capitelli sagomati che sorreggono un architrave e un timpano spezzato.
All’esterno dell’atrio si notano robusti beccatelli in granito; all’interno sono presenti diverse feritoie, disposte lungo le pareti e il soffitto. Elementi che confermano il carattere di edificio religioso fortificato.
La muratura è realizzata con materiali misti, costituiti da pezzame di calcare, granito ed embrici, testimonianza delle tecniche costruttive dell’epoca.